CIVILE E ATTIVITA'
Manufatti per la separazione dei solidi sospesi sedimentabili e liquidi leggeri, su reflui provenienti da garage di civile abilitazione, officine e trattamenti specifici per acque provenienti da attività di autolavaggio

DISSABBIATORE
Il dissabbiatore viene utilizzato per il trattamento delle acque piovane di dilavamento di piazzali e parcheggi.
Consente di separare il materiale sedimentabile dall’acqua.
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È in pratica una vasca di calma nella quale le acque meteoriche che dilavano le superfici stradali vengono depurate dal materiale sedimentabile, che permane sul fondo della vasca.

DEOLEATORE STATICO
Il deoliatore statico viene utilizzato per il trattamento delle acque piovane di dilavamento di piazzali e parcheggi o da attività come autofficine, carrozzerie ecc. che scaricano in Pubblica Fognatura è in grado di rimuovere gli ammassi di materiale galleggiante prodotti dalla combinazione oli-grassi: è in pratica una vasca di calma nella quale le acque che dilavano le superfici stradali, vengono depurate sia dal materiale flottante in sommità, che da quello sedimentabile che permane sul fondo della vasca.

DEOLEATORE A COALESCENZA
Il deoliatore a coalescenza viene utilizzato per il trattamento delle acque piovane di dilavamento di autofficine, autolavaggi, depositi carburanti, distributori carburanti e autorimesse.
E’ un impianto progettato secondo la norma UNI EN 858-1 2005 per la separazione di benzine, oli, grassi e altre frazioni leggere dei prodotti petroliferi, è dotato di uno speciale filtro di poliuretano espanso ad alta superficie specifica che, aumentando la superficie effettiva di flottazione, favorisce l'aggregazione delle particelle più leggere e ne facilita la risalita, in questo modo aumenta l’efficienza di separazione e si riescono a ridurre le dimensioni rispetto ai più grandi disoleatori a gravità.
La disoleazione viene normalmente ottenuta riducendo la velocità dell'influente e predisponendo una zona di calma nella quale le sostanze presenti, caratterizzate da un peso specifico minore di quello dell'acqua, risalgono per galleggiamento

AUTOLAVAGGIO DA INTERRO
L’impianto di autolavaggio da interro viene utilizzato per il trattamento delle acque provenienti da impianti di autolavaggio manuali o portali e tunnel self-service che contengono solitamente sabbia, fango, inerti vari, detergenti biodegradabili, residui di prodotti asciuganti e lucidanti, idrocarburi e tracce di metalli.
La portata influente non deve mai superare quella di targa dell’impianto.
Questi impianti sono costituiti da una fase di pretrattamento in cui avviene la separazione, per gravità, di solidi e oli; da una fase di trattamento biologico e filtrazione realizzata in una terza vasca mediante un processo di biofiltrazione aerata artificialmente.
L’apporto di carico inquinante biodegradabile e di ossigeno disciolto fornisce alla biomassa attiva il substrato necessario per svilupparsi aderendo alla superficie dei corpi di riempimento i quali, oltre ad essere un buon filtro, costituiscono una superficie ottimale per l’attecchimento dei microrganismi. Esaurito il suo ciclo vitale, una parte di biomassa si stacca dai supporti e, unitamente ad eventuali schiume o materiale in sospensione, è convogliata alla sedimentazione finale.
In questo modo si evita il deflusso allo scarico di eventuali solidi sospesi.

AUTOLAVAGGIO DA ESTERNO
L’impianto di autolavaggio da esterno viene utilizzato per il trattamento delle acque provenienti da impianti di autolavaggio manuali o piccoli portali e tunnel che contengono solitamente sabbia, fango, inerti vari, detergenti biodegradabili, residui di prodotti asciuganti e lucidanti, idrocarburi e tracce di metalli.
Trattandosi di impianto da installarsi esternamente, lo stesso deve essere alimentato tramite apposito pozzetto di sollevamento delle acque da trattare. La portata influente non deve mai superare quella di targa dell’impianto.
Questi impianti sono costituiti da una fase di pretrattamento in cui avviene la separazione, per gravità, di solidi e oli; da una fase di trattamento biologico e filtrazione realizzata in una terza vasca mediante un processo di biofiltrazione aerata artificialmente.
L’apporto di carico inquinante biodegradabile e di ossigeno disciolto fornisce alla biomassa attiva il substrato necessario per svilupparsi aderendo alla superficie dei corpi di riempimento i quali, oltre ad essere un buon filtro, costituiscono una superficie ottimale per l’attecchimento dei microrganismi.
Esaurito il suo ciclo vitale, una parte di biomassa si stacca dai supporti e, unitamente ad eventuali schiume o materiale in sospensione, è convogliata alla sedimentazione finale.
In questo modo si evita il deflusso allo scarico di eventuali solidi sospesi.

